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ARTEALCHEMICA
Pedagogia, filosofia e spiritualità dell'Arte


Diario


27 agosto 2008


 

Prima Lezione: "La realtà è ineffabile".

27 Agosto 1508. Leonardo sta dipingendo Monna Lisa, ma deve ancora decidere lo sfondo e il sorriso della dama non è stato ancora definito. L'artista è assieme a un allievo che gli prepara i colori. E' il meno dotato e per questo è soprannominato "Ciuchino".  L'artista sta lavorando sulla tela, ma improvvisamente l'allievo lo interrompe con una domanda apparentemente banale. 


- "Messer Leonardo, si deve giudicare l'opera o l'artista?"
- "A me viene da giudicare l'artista. Per cosa credi che non sopporti il Bonarroti. Non certo per il suo talento, decisamente migliore del mio, ma per il suo modo di vedere le cose. Quel suo modo di vedere la realtà, di interferire con la sua filosofia su ogni questione, mi infastidisce...eppoi, non si può essere filosofi e artisti nello stesso tempo. Non si può pretendere di far parlare la realtà, così come non può far parlare una pietra. Nella realtà tutto è come è e accade come accade. In essa non c'è valore, così come non c'è valore nella pietra fino a che lo scolpello non la ferisce. In essa, come nella realtà, non c'è valore, e se ve ne fosse, non avrebbe valore.
Il tentativo di dare un significato alla realtà è destinato a fallire. Ogni evento, anche il più banale, è frutto di una descrizione. Il mondo che conosciamo è soltanto una descrizione, e noi stessi diventiamo reali quanto più il nostro sforzo autobiografico ci allontana da ciò che ci hanno insegnato a riconoscere come vero, giusto e buono da condividere. Siamo come un
bambino che apprende la realtà da un insegnante - e Leonardo si toccò con un dito la parte sinistra della fronte - che incessantemente gli descrive il mondo, fino al momento in cui il bambino - e Leonardo si toccò il cuore - è capace di percepire il mondo così come gli è stato descritto e inculcato sin dalla nascita."

Ci fu un a lunga pausa di silenzio. Ciuchino
si sforzava di comprendere quel paradosso che gli faceva apparire il mondo come qualcosa di stupido e relativo, caotico e privo di certezze, assurdo e soggettivo.

-"Il Bonarroti continua a indicare con il suo dito arrogante la sua interpretazione del mondo, della realtà e perfino delle Sacre scritture. Ma la realtà, così come la intendo io, non può essere indicata in quanto si trova profondamente al di là del significato e della valutazione soggettivi, sia positivi che negativi. Il mondo reale è fine a se stesso, senza mete e senza scopi, senza futuro risultato - una danza senz'altro traguardo che il presente, un gioco di corte, un rebus divertente da risolvere, una musica da condividere all'interno di una sala, dove i presenti apprezzano il ritmo e la melodia come valori condivisi. Ineffabile...è la parola giusta. Il mondo reale è vuoto e ineffabile.. come il sorriso di chi sa la verità....ciò non significa che all'interno di questa realtà i concetti, i principi, le regole e i comandamenti spariscano improvvisamente, ma solo che i nostri concetti e le nostre idee non rispecchiano la realtà nella maniera ingenua che crediamo, e non hanno quindi il significato che noi immaginiamo. E per questo che giudico l'artista e il suo modo di vedere la realtà e non la sua opera."

Ciuchino fece spallucce, nel gesto di non seguire più il ragionamento.

" E lo sai come sono giunto a questa conclusione? Ho disegnato su richiesta del Duca la mappa di un luogo dove avrebbe dovuto svolgersi una battaglia. Ho creduto di aver fatto del mio meglio, ma in realtà la mappa si dimostrò fittizia, imprecisa e i cavalieri del Duca si arrestarono sulle pendici di un colle invece che attraversare un fiume. Il mondo ci sembra così come lo immaginiamo all'interno delle cordinate di una mappa entro le quali è possibile percepirlo....tuttavia la mia mappa non ha permesso al duca di vincere la battaglia, ed è questo che conta alla fine."

"Allo stesso modo ci facciamo delle mappe in testa e interpretiamo la realtà secondo quella precisa logica. Ne facciamo tante quante sono le problematiche che dobbiamo risolvere e interiorizzando le varie mappe, sia quelle individuali che quelle sociali, giungiamo al punto di convincerci che il mondo reale sia davvero un insieme di frammenti, alcuni dei quali avrebbero significato in quanto ne indicano altri. E' in questo modo che i criteri sociali di valutazione delle opere diventano a nostra insaputa parte delle nostre percezioni individuali. E allora tutti a osannare il Bonarroti ..."

-" Azzo!"

Leonardo si volse verso l'allievo e lo guardò negli occhi, scorgendovi per la prima volta un barlume di luce. Era peccato dare perle ai porci, ma ai ciuchi forse no.


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25 agosto 2008


 

Vivere è conoscere le donne

Il processo della vita è cognitivo. Vivere è conoscere. La cognizione è "azione incarnata". Materia e mente sono aspetti o dimensioni diverse dello stesso fenomeno della vita. E' questa la teoria di Santiago di Maturana e Varela (Autopoiesi e cognizione, 1985), ma è anche la stessa teoria elaborata cinque secoli fa dagli artisti del Rinascimento alchemico analizzando in forme completamente nuove la dimensione del "sacro" dal punto di vista della "conoscenza incarnata" nel corpo (il Figlio dell'Uomo) e nel cervello (il Figlio di Dio).

Per rinascere  "Figli dell'uomo" (Gesù), e cioè consapevoli delle limitazione biosocioculturali e delle potenzialità creative e trascendenti insite nella natura umana,  è necessario percorrere un  triplice percorso di integrazione alchemica dell' energia femmnile nel 'corpo, nel cuore e nel cervello' maschile. Gli artisti rinascimentali erano ben consapevoli del ruolo iniziatico della Donna. Spesso idealizzandola nel ruolo di Musa (Dante e Beatrice), di  Vergine incontaminata (I romanzi cavallereschi) o di Immacolata Concezione (la mistica  cristiana), gli artisti, i cavalieri e i mistici compivano un'azione, un rituale e una iniziazione simbolica ai misteri del Femminino.

Strumento di Salvezza

La donna rappresentava il mezzo  per diventare pienamente consapevoli della propria  natura  androgina e quindi diventava "strumento" di rivelazione  delle facoltà creative e trascendenti connesse all'esperienza amorosa e artistica, agli ideali del cuore e alla decisione di servire fino alla "morte iniziatica"  la  Donna interiore. 

L'amore per il corpo, la mente  e l'intelletto della donna  conduce infatti a una diversa  configurazione sensoriale che influisce profondamente sugli schemi della percezione, del senso di sè e della coscienza della propria identità umana e spirituale.  Dall'incontro  amoroso con il corpo della donna l'artista  sperimenta la natura emotiva  dell'Anima femminile  in grado di esprimere  e manifestare istintivamente le qualità delle Tre Grazie: Bellezza, Castità e Piacere.

Dall'incontro amoroso con la mente femminile il Cavaliere  comprende  i valori universali della Coscienza femminile che sono quelli dell'amore e della protezione dei figli, e nel contesto più ampio, quelli della cura e compassione per i malati, i deboli e i bisognosi (gli Ospitalieri  sono i cavalieri di Malta).  Ma l'aspetto più esoterico è collegato alle esperienze spirituali connesse  al completo dispiegamento dell'energia femminile all'interno del tre cuori: il cuore fisico, creativo (il cervelletto) e trascendente (il  centro fra le sopracciglia, chiamato bindu dai tantrici).

L'energia femminile è stata rappresentata da Botticelli nella lunga chioma di capelli rossi  che partono dalla nuca di Venere e giungono fino al pube. In oriente viene rappresentata dalla Dea Kundalini e raffiguarata nell'immagine di una albero rovesciato, che ha le sue radici nella terra/cervello e i suoi rami fruttiferi nel ventre/aria, simbolo  della discesa dell'intelletto nella dimensione materiale; mentre invece  il dispiegamento dell'energia mentale femminile fino alla sommità del cervello è raffigurato sia in oriente che in occidente dal simbolo del Caduceo di Hermes attorno a cui si attorcigliano i due serpenti (Ida e Pingala).

L'intelletto femminile

L'intelletto femminile, caratterizzato dall'intreccio di percezione, intuizione, coscienza, comprensione e conoscenza del fondamento biologico e spirituale che struttura la natura umana, svolge un ruolo di contrapposizione a quello maschile, fortemente ancorato a processi di razionalizzazione meccanicistica della materia.

L'intelletto femminile sfugge a qualsiasi regola istituita dalla ragione e dalla logica materialistica. Espandendosi nel cuore fisico dà vita ai  sentimenti dell'amicizia, del sacrificio di sè e della compassione. Entrando nel cuore creativo (il cervelletto)  dà origine all'istinto creativo dell'anima in grado di generare le opere della coscienza alchemica. Infine raggiungendo la sommità del cervello, l'intuito femminile  (Shakti), si congiunge con  la personalità priva di ego del ricercatore (Shiva) e  genera il  nettare della beatitudine della vera conoscenza, quella indispensabile per essere felici sulla terra e rinascere  in  una  nuova consapevolezza di sè (il Gesù  Bambino di  Betlemme)

La natività mistica di Botticelli

Nella dimensione mistica il ruolo salvifico della Donna interiore (l'anima, la coscienza e l'ntelletto femminili) viene svolto dagli Angeli. Botticelli ne dipinge tre nell'atto di  abbracciare, e quindi congiungere, l'intuizione femminile con i tre cuori della mistica alchemica. Entrando nel cuore fisico l'amore femminle (l'angelo verde)  stimola i processi cognitivi della comprensione, della compassione e del perdono che caratterizzano il fondamento spirituale di  ogni religione. Penetrando nel cuore creativo (l'angelo bianco) l'intuizione femminile purifica la mente subconscia dai desideri repressi e stimola la creatività dell'anima da cui hanno origine l'Arte e la Cultura del Rinascimento alchemico. Raggiungendo nel cervello il centro tra i due emisferi, l'intelletto femminile  (l'angelo  rosa) produce la riflessione critica, il dubbio, la crisi della coscienza  maschile, la fine delle illusioni  fondate sulle proiezioni statistiche della scienza e delal razionalità finalizzata agli scopi materiali.

Superata questa prima fase di  congiunzione degli opposti, il ricercatore è pronto per avvicinarsi ai misteri iniziatici  conenssi alla nascita mistica di Gesù Bambino,figlio dell'Intuito femminile (l'Immacolata Concezione) e di un padre privo di ego (putativo). Alle sua spalle ci sono  il bue e l'asino (l'istinto generativo e la pulsione psichica), simboli della matrice biologica dell'energia spirituale.

Alla sinistra del Bambino si avvicinano  tre uomini accompagnati da un angelo, metafora dei tre processi di elaborazione cognitiva delle esperienze (le ali nere dell'angelo)  in psicologia (verde), filosofia (giallo) e spiritualità (rosso) alchemica. Alla destra invece appaiono i due alchimisti che hanno trasformato le pulsioni (nero) e le passioni (rosso) in consapevelezza, coscienza e conoscenza di sè (l'angelo  con le ali rosa).

Rinascere a Betlemme

RInascere a  Betlemme è dunque un atto iniziatico che giunge alla fine di un lungo percorso di integrazione dell' energia femminile nella struttura  fisica, mentale e cerebrale che sostanziano la Materia fisica-biologica di cui è fatto l'uomo. L'Alchimia non è frutto di una immaginazione priva di coerenza, esperienza e  dati di fatto. Le donne sono delle alchimiste naturali e manifestano, tra mille contraddizioni, opposizioni e repressioni,il divenire dell' energia spirituale subconcia in anima, coscienza e intelletto, le tre forme assunte dall'Energia all'interno della Materia psichica-culturale di cui è fatta la donna.

Solo al termine di un reciproco lavoro di integrazione dell'Anima femminile nel corpo maschile e dell'Animus maschile  (psicologia, filosofia, spiritualità) nella psiche femminile, è possibile celebrare la nascita dell'Anima Vivente (il Jivatma orientale) da cui  può avere origine la Grande Opera  di trasformazione dell'identità umana di  Gesù (fisica. biologica, psichica e culturale) nell'identità spirituale di Cristo caratterizzata dall'amore, dall'intuizione e dalla conoscenza del cuore  (Il Purusha primordiale dei tantrici).

Chi scopre  dentro di sè la scintilla divina in grado di infiammare il cuore per amore del corpo, della mente e dell'intelletto della Donna interiore, giunge a un passo dall'illuminazione della mente subconscia, inconscia e iperconscia ( i tre angeli collocati al di sopra della capanna di Betlemme, simbolo del cuore fisco). L'amore, l'intuizione e  la conoscenza delle donne hanno il potere di liberare  la mente degli uomini dai desideri repressi (specie quelli sessuali), dai desideri nascosti nel cassetto (specie quelli creativi) e dai desideri di diventare importanti  per se stessi e la famiglia (specie nei confronti dei figli).

Il Tantra Occidentale è racchiuso in una unica immagine che  occulta un disegno, anzi un diagramma, ben preciso. Se si congiungono le linee della capanna con le quattro figure cardine della composizione si scopre  la forma  dell'Ottuplice sentiero dell'anima formato da due quadrati che si  intersecano. Ciò significa che la nascita dell'Anima Vivente determina l'inizio di un percorso di trasformazione delal Mente individuale nella Mente Universale rappresentata dai dodici angeli che danzano nel cielo dorato, metafora di una definitiva illuminazione della Mente (Oro) in Intelletto alchemico (Incenso), l'unico in grado di  trasformare i desideri in realtà e di tradurre l'ispirazione trascendente  in Amore per la Bellezza fisica e spirituale delle donne e Passione per la creatività artistica e filosofica del "cuore"


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22 aprile 2008





Per Aristotele l'anima evoluta vive contemporaneamente nei tre mondi, senza soluzione di continuità. Come dimostrato dalle donne, dagli artisti e dai saggi, l'anima pervade il mondo fisico(materiale/animale), il mondo dei sentimenti (sensibile/vegetale) e il mondo della coscienza (intellettiva/minerale) forte di un sapere intuitivo che trascende il grado di istruzione, i modelli culturali e la religione di riferimento. Il processo di osmosi dei tre mondi fluisce spontaneamente quando l'energia spirituale che sostiene l'anima (io sento, dunque sono) giunge a "discriminare" la realtà maschile da quella femminile (la riga nei capelli separa metaforicamente i due emisferi), la realtà dell'ego maschile da quello femminile, la volpe (femmina) dal lupo (maschio).

La percezione della dualità e la consapevolezza intuitiva che ne deriva, genera l'elixir della conoscenza alchemica della verità, sintesi di filosofia e psicologia, di scienza e religione, di tecnica ed esperienza. La convergenza di "maschio e femmina" nei due emisferi fa emergere una nuova identità dell'anima, maschio femmina, (androgino rebis/Monna Lisa) artefice una diversa visione di ciò che è vero, saggio e utile per l'evoluzione dell'anima. Intrecciando immagini e parole, contenuti razionali di conoscenza e valori di coscienza, Monna Lisa realizza i "fili di Mercurio" con cui modella la lunga e spessa "treccia" indossata sulla spalla sinistra, metafora di un collegamento stabile e permanente che si realizza tra la nuca (il centro dell'istinto) e il cuore (il centro dei sentimenti). L'istinto del cuore informa le azioni, mentre la percezione dell'identità tra "interno ed esterno" espande la consapevolezza che il mondo non è "reale" , ma è una proiezione dell'anima, un gioco della coscienza.

Nietzche coglie lo spirito di Leonardo quando afferma che Dioniso guardandosi allo specchio vede e conosce il mondo, poiché tra interiorità ed esteriorità si stabilisce un gioco speculare, le due entità vengono a coincidere e cessano di esistere come due entità distinte. Leonardo si guarda allo specchio, e si dipinge nei panni dell'identità enigmatica della sua anima. Il punto di partenza è l'illusione dello specchio: noi siamo immagini viventi riflesse nello specchio. Se smettiamo di identificarci nel carattere sessuale, nell'individualismo dell'anima e nella personalità egocentrica, scopriremo che l'identità "interiore" ci sorride "sorda e muta", immersa in un sapere bioecopsico-logico e trans-logico in grado di indagare il carattere immutabile di ogni "sfondo" storico, sociale, culturale e spirituale.

Quando i tre calici sono colmi della consapevolezza di abitare il corpo come "veicolo" dell'anima, avviene un significativo cambiamento della percezione:
"Siamo noi a vedere dentro il mondo le nostre leggi e, viceversa, non possiamo concepire queste leggi se non come conseguenza di questo mondo su di noi" (Nietzche, Frammenti postumi).

Celebrando il "matrimonium coeleste" di "anima e spirito" (il dito anulare), l'alchimista costruisce i tre calici (Vas Hermeticum) in cui cuocere (celebrare) i riti di trasformazione della materia (il corpo dominato dagli istinti, dalla pulsione e dagli istinti) in "Esistenza, Coscienza e Beatitudine" del Sè (ll Corpus pervaso di amore, creatività e conoscenza). Monna Lisa comunica dunque il sorriso (comprensione), lo sguardo (compassione) e pensieri (conoscenza) della "Dea" che si riflettono istintivamente nei gesti, nelle parole e nelle opere di ogni maestro spirituale in grado di accendere nel "discepolo" i "Tre fuochi" dell'Alchimia interiore 


20 marzo 2008


 

La Madonna del Magnificat di Botticelli (1481) rappresentò a quel tempo il manifesto dell'Arte Alchemica. Nel Rinascimento la ricerca e la pratica spirituale presero due diversi orientamenti tra loro convergenti: la filosofia ermetica e l'arte alchemica. Entrambe prendevano spunto dallo studio dei testi antichi, sacri e profani, e tentarono, in forme diverse, di sintetizzare i processi di trasformazione della "Prima Materia" (istinti, pulsioni e libido) in una nuova forma di conoscenza dell'identità umana e spirituale.

La prassi filosofica che originò dall'Accademia fiorentina voluta da Cosimo De Medici e presieduta da Ficino, si tradusse in una nuova scienza sacra, fondata sulla memorizzazione di concetti spirituali in immagini geometriche, fortemente caratterizzate dall'uso di triangoli, quadrati e cerchi sovrapposti. La capacità della mente umana di sintetizzare contenuti complessi in simboli sempre più difficili da comprendere per i non iniziati, venne portata alle estreme conseguenze da Pico della Mirandola e Giordano Bruno.

Sul versante artistico si verificò parallelamente uno sviluppo in chiave iconografica dei temi spirituali trattati nell'Accadedemia fiorentina. Le ricerche di Botticelli, Leonardo e Michelangelo sfociarono in una nuova e conplessa visione della vicenda sacra, in particolare del ruolo salvifico della Madonna e del significato iniziatico racchiuso nella figura del Bambino Gesù.

Il Manifesto
Sandro Botticelli realizza nel 1481 il Manifesto dell'Arte Alchemica, ovvero l'arte di rappresentare per emblemi, metafore ed allegorie un significatico dispiegamento di simboli capaci di risvegliare l'interesse, la curiosità e l'anelito dell'anima di evolvere nella conoscenza della verità laica, scevra da ogni contaminazione religiosa, dogmatica e superstiziosa. (vedi la polemica di Bruno contro l'uso strumentale delle reliquie dei santi).

Il "Magnificat" è un inno musicale alla grandezza dell'Anima del realizzato, del maestro spirituale che porta a compimento la conoscenza dei quattro processi di trasformazione della "Materia" in Amore, Coscienza, Conoscenza e Perfezione. Nel linguaggio alchemico i tre stadi di trasformazione degli istinti vennero definite nigredine, rubedine e albedine e corrispondavano a processi di purificazione dell'istinto (l'angelo vestito di nero), trasformazione della pulsione (l'angelo vestito di rosso) e trasfigurazione della libido (i due angeli vestiti di bianco). Per stimolare la realizzazione dei primi due stadi l'iniziato doveva trascorrere un periodo di istruzione all'alchimia artistica (l'angelo vestito di giallo), fase che corrispondeva allo stadio dello Iosis o citrinas trascorso dal discepolo nella "bottega" del Maestro. Il dipinto sintetizza quindil'intero processo alchemico di sviluppo delle potenzialità dell'individuo di trascendere l'ego ed evolvere nella coscienza del Leone rosso (il Sè individuale) e del Leone verde (il Sè universale)


Tratto da Quaderni dell'Arte Alchemica Q1:

"La Madonna, simbolo dell'anima creativa del Maestro, si appresta a insegnare l'arte della trasformazione interiore ai tre apprendisti che le sono di fronte. I colori delle loro tuniche indicano il triplice stadio di "annerimento" degli istinti corporei (Nigredo), di "arrossamento" delle pulsioni psichiche (Rubedo) e di rivelazione della libido mentale e intellettuale occultata nelle parole e nelle immagini (albedo). Tutto ciò può avvenire se l'apprendista entra nel "corpo mentale" del Maestro (Aura Apprehensio) ed inizia la fase di "ingiallimento" (iosis o xantosis) della materia cerebrale.

Alle spalle della Madonna due angeli vestiti di bianco, simbolo della rinascita della coscienza umana e spirituale, posano la corona della Perfezione sul capo dell'alchimista che conclude la metamorfosi dell'anima razionale (la Vergine) nell'anima razionale intuitiva e creativa (la Madonna).

Il rinascente "senso di Sè", rappresentata dal Bambino Gesù, può iniziare così a comporre ed eseguire la Musica del Magnificat, metafora della consapevolezza, comprensione e conoscenza del Sè e della capacità di tradurre in opere il processo di trasformazione dell'ego (l'inchiostro dentro il calamaio) in amore, creatività, conoscenza e coscienza universale.

Le mani del Bambino (il Se creativo) sono intrecciate con quelle della Madre, metafora del legame indissolubile che lega l'opera creativa con l'energia, l'anima, la mente, l'animus, lo spiritus e l'intellectus "illuminati" dal Magistero alchemico"


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19 marzo 2008


 

La storia dell'arte risponde a un bisogno di categorizzazione peculiare dell'individuo (Vasari) che cerca di "fermare il tempo", di "allontanare l'ansia della morte, della decadenza, dell'oblio". L'arte è la mediatrice e la riconciliatrice tra la natura e l'uomo. L'arte (il Parmigianino) sfrutta elementi della natura (materiali diversi, suoni, colori, specchi deformanti,....) per evadere dalle costrizioni del mondo reale e cercare, in un modo o nell'altro, un mondo di sogno nel quale le aspirazioni, i sentimenti, le emozioni, la dimensione spirituale possano esprimersi in una ricerca che si rivela sempre insoddisfatta e perpetua.

Che questa ricerca si dispieghi attraverso stili diversi, tecniche diverse, identità diverse, poco conta. Siamo granelli di sabbia, sollevati dal vento, in balia dell maree...
La condizione umana è infatti caratterizzata da una insoddisfazione di fondo, da un desiderio di bellezza, armonia e perfezione sempre inappagato. Alla base di tutto questo sta la meravigliosa abilità dell'uomo di percepire e produrre immagini, e di collegare immagini: arte e scienza sono figlie di questa facoltà.

Le pitture rupestri dimostrano una attività che va al di là della semplice riproduzione, per acquisire un significato ricreativo, magico e religioso. Le immagini sono quindi chiamate ad assolvere alcune funzioni specifiche che trovano una precisa collocazione nella "realtà interiore". Non dobbiamo guardare agli stili o alle identità degli artisti ma al valore intrinseco dell'immagine che possono manifestare valori (etici, religioso, politici...); trasmettere informazioni pratiche o prescrittive o scientifiche; contribuire al prestigio di gruppo o del committente e soprattutto, testimoniare l'esistenza e la pratica di specifiche "costellazioni di coscienza" da parte del singolo artista o del "gruppo" di riferimento.

La nostra educazione all'arte parte da un punto di vista sbagliato e al povero Vasari si imputano metodi e intenzioni che non gli interessavano....dobbiamo passare a una cultura dell'immagine che sia universalmente recepita e condivisa...solo così gli artisti potranno riemergere dal baratro culturale in quanto portatori di valori, di esperienze e di sentimenti significativi per tutti.


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18 marzo 2008


 

La nostra mente comprende la realtà che ci circonda in base alla sua capacità di interpretarla (emisfero sinistro/interprete) e di giudicarla (emisfero destro/senso di sé in rapporto al mondo esterno). La capacità della mente di interpretare e giudicare la realtà è limitata sia dalla quantità che dalla qualità delle esperienze (vissute o virtuali) con cui può confrontarla, sia dei limiti stessi di percezione della realtà da parte dei sensi.

Ogni individuo/artista, in base alla propria esperienza e abilità acquisite attraverso l’educazione, l’istruzione e il training mentale di tradurre i dati percepiti dai sensi in “tesi, ipotesi e sintesi”, vede, intuisce ed elabora cognitivamente una specifica sezione di realtà che ha la peculiarità di evolvere nel tempo, man mano che ulteriori informazioni, dati e sintesi si aggregano ai molteplici frammenti.

E’ sbagliato dire che abbiamo una visione “distorta” della realtà, ma dobbiamo essere consapevoli dei limiti del nostro vedere, spesso giudicato inadeguato e insufficiente da chi opera su specifici livelli di “burocrazia”, ovvero è edotto, informato e specializzato nel riconoscere il “potere” del “sapere consolidato” sul sistema delle credenze e delle conoscenze di base acquisite dall’individuo.

La nostra percezione è sempre giudicata “distorta” rispetto a un modello di riferimento collaudato e ritenuto adeguato agli scopi prefissati dell’intelletto razionalizzatore. “Il Castello” di Kafka descrive perfettamente il senso di straniamento patito dalla mente al cospetto di un ordine razionale che sovrasta ogni forma di sentimento, di riflessione e di critica individuale.

Gli alchimisti rinascimentali descrissero per primi il legame conflittuale esistente tra l’artefice di un sentimento, percezione o opinione e chi invece è “deputato” a riceverla, registrarla e criticarla. La società, attraverso gli esponenti del potere, i delegati e i consulenti, esercita un diritto di censura, di veto e di rifiuto che impedisce alla mente di emergere sul piano culturale, politico o spirituale

Per vedere la realtà dobbiamo riconoscere cosa sia reale. E’ opinione comune che la realtà sia definita dalle leggi. Le Leggi,siamo esse naturali, umane o “divine”, delimitano spazi definiti di realtà. San Paolo affermava che il peccato è la Legge, colpevole di impedire una comunicazione diretta dell’uomo con Dio, di volta in volta rappresentato, nel corso dei secoli, da un potere religioso, politico o economico.

La realtà è dunque un luogo di conflitto. Conflitto tra chi esprime i sentimenti dell’anima e chi invece ha tutto l’interesse ad esautorarla da un contesto definito sempre più dal linguaggio specialistico, sia esso tecnico, scientifico, politico o ideologico. Il linguaggio del potere crea la realtà materiale, così come il linguaggio del nostro intelletto (il pensiero) crea la realtà in cui abitiamo.

L’alchimia a questo punto introduce un paradosso importante: la mente deve ritirarsi dai sensi, assumere una condizione di “dormizione”, morire a se stessa e ascendere a un livello superiore, alla "destra del Padre". Per superare i conflitti e non farsi irretire dall’intelletto dominante, la mente deve annullare le sue funzioni tramite lo Yoga e assurgere a una dimensione di Coscienza dell’Io. (mahat/Io Sono).
I Veda affermano:”Superiori alle facoltà dei sensi sono gli oggetti della conoscenza, superiore agli oggetti è la mente, superiore alla mente è l’intelletto, superiore alla mente è il mahat, il senso dell’io, la coscienza di. “
Stando così le cose, bisogna contrarre la mente, che è uno strumento e il mezzo per realizzare molteplici concezioni (samkalpa) e pensieri discorsivi (vikalpa), nell’io (ahamkartr).

Abbandonando le attività mentali, sopprimendo la mente, l’alchimista occidentale riconosce nella “dormizione e ascesa al cielo della Vergine” l’atto iniziatico di superamento dell’ego di voler dominare il mondo e la realtà con le parole e il linguaggio (il Verbo di Dio che si fa carne), per far rimanere soltanto l’io, la coscienza di sé che emerge dall’alchimia dell’anima (l’ottuplice sentiero di metamorfosi).

“Come chi voglia dell’oro, anche se compra un braccialetto, ignora pregi e difetti della forma circolare, ma concentra l’attenzione soltanto sul suo peso e il suo colore, così bisogna concentrare l’attenzione sulla pura coscienza che sorge dalla “dormizione” della mente. E così la Vergine Maria (la mente, madre del Verbo che si fa carne e diventa Intelletto), rinuncia alla realtà dominata dal linguaggio specialistico (i 12 Apostoli di Cristo) e sale al cielo, alla destra del Padre, metafora di uno stato di coscienza dell’Io che è, per suo natura, superiore a qualsiasi ipotesi di interpretazione critica e forma di giudizio estetico esercitata dall'intelletto.




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22 febbraio 2008




 

  • Mi chiamo Adam Oldman, sono un antropologo sudafricano di razza meticcia, padre bianco e madre indigena. Sono cresciuto  nella savana, con mia madre e le altre donne della tribù,  fino all'età di 15 anni. Poi mi ho padre è tornato e ho potuto frequentare le scuole e l'università.

    Sto scrivendo un libro di antropologia della morale. L'argomento è delicato, specie di questi tempi in cui si dibatte in Italia su una moratoria dell'aborto.
    Ho visto donne che partorivano da sole, nella savana; ho visto donne che lavoravano, partorivano e riprendevano a lavorare, senza mai fermarsi. Ho visto molte donne  morire di parto o a causa di un aborto volontario.  Ho  toccato con mano la sofferenza  delle donne gravide abbandonate al loro destino, ma ho compreso, a distanza di molti anni, che non erano mai sole.

    introduzione:  nostalgia di Lucy

    Le donne  portano sempre con sè  l'istinto di conservazione della specie e l'istinto di adattamento all'ambiente e alle circostanze sociali e naturali. Da questi due istinti primari, gli stessi che hanno permesso la sopravvivenza della specie umana sulla terra, evolvono due istinti  secondari  generati dalla modificazione delle regole epigenetiche, biologiche e culturali: l'istinto di sacrificio e l'istinto di  conservazione dell'equilibrio biopsicosomatico alterato dall'aggressività e dalla violenza del maschio.

    L'istinto di sacrificio obbedisce alle regole del gruppo di appartenenza che chiede a ogni singolo individuo di sacrificare una parte di sè per il bene comune, collettivo e sociale. L'istinto di mantenere in equilibrio l'organismo biopsicosomatico  è invece  il fondamento  biologico di ogni cultura. La cultura del pane, del cibo, dell'abitare  e la stesso istinto di conoscere  ciò che è buono e giusto per l'equilibrio naturale del corpo e della psiche, emerge da un millenario processo di modificazione  della percezione femminile, addestrata a ricercare non solo il seme più adatto  alla  prolificazione della specie, ma anche le risorse naturali e culturali più idonee  a garantire l'equilibrio interno  e di conseguenza l'omeostasi sociale dell'organismo individuale e collettivo.

    Nel mio libro chiedo al lettore di riflettere sull'origine dei sentimenti morali che sono connaturati al corpo femminile  attraverso la disposizione naturale dei due istinti primari e dei due istinti secondari. Una donna che decida di proseguire la gravidanza o che decide di interromperla deve essere rispettata perchè è portatrice di valori che sono sconosciuti alla mente maschile.
    Sia che prevalga l'istinto di sacrificio  che la spinge a portare a compimento la gravidanza
    o che prevalga la decisione di tutelare la propria salute o stabilità emotiva, materiale e sociale  rispetto alla prospettiva di  accudire un figlio in situazioni di disagio materiale, psichico, emotivo o persino sociale, la  volontà della donna deve essere rispettata, tutelata, compresa e studiata come una precisa risposta dell'istinto  femminile alle sollecitazioni esterne  che hanno compromesso l'equilibrio biopsicosomatico.

    L'approccio sociologico
    Aspetti culturali, prescrizioni religiose e regole di comportamento di gruppo possono spingere la donna a sublimare l'istinto di conservazione del proprio equilibrio a favore dell'istinto di sacrificio, per cui una donna può decidere di rifiutare l'aborto anche se dentro di sè  non è convinta di fare la cosa giusta.  Allo stesso modo, in forme esattamente opposte, una donna è indotta ad abortire
    proprio perchè  regole implicite di comportamento di gruppo,  pressioni famigliari e sociali, le impongono di  mantenere  fede a una volontà che non le appartiene. In entrambi i casi avviene  un  tradimento del proprio nucleo istintuale  che genera confusione, ansia, desiderio di essere aiutata e sollevata dalle responsabilità.  Questa forma di approccio sociologico al problema ha il difetto di condurre ad estenuanti dibattiti sulla legittimità dell' autodeterminazione della donna di fronte alla decisione di abortire, legittimità conquistata dalle donne in Italia con la Legge 194.

    L'approccio antropologico
    L'approccio  antropologico si basa sulla convinzione che  gli istinti primari  e secondari femminili rappresentano il nucleo formativo dei sentimenti morali che ispirano le Leggi morali di una civiltà, di una società e di una cultura che si dichiari  libera  da qualsiasi influenza esterna (religione, filosofia, psicologia, politica,  sociologia, ecc). Il pensiero laico non è antitetico al pensiero religioso, ma deve dichiararsi estraneo a qualsiasi forma di "suggestione"  fondata sui sistemi di credenza. Laicismo e  biologia,  biologia e antropologia, antropologia e spiritualità del corpo umano devono procedere affiancati, attraversando una "via di mezzo"  autonoma e indipendente da ogni forma di di ideologia, prassi religiosa o ideoliga. preconcetto e superstizione.  Esiste  nell'anima di ogni uomo la nostalgia di un paradiso terrestre in cui siano le leggi naturali a influenzare le scelte e le decisioni di ogni individuo, poichè  è possibile affermare (con certezza) che dai sentimenti morali femminili  scaturisce  un ordine etico  e una responsabilità morale che non hanno  bisogno delle Tavole di Mosè  per essere realizzate come Valori a cui aspirare.

    Detto questo, indispensabile premessa per restringere il campo del dibattito sulla legittimità dell'aborto alle situazioni che esulano e sono esterne  a quelle individuate dalla Legge 194 (aborto terapeutico), l'approccio antropologico  chiarisce due situazioni  critiche  che devono essere invece affrontate , ovvero la legittimità di abortire quando il rapporto è frutto di una violenza o  incontinenza maschile  e l'imprevisto tecnico che coinvolge una coppia giovane.
    Se prevale l'istinto o di sacrificio subordinato alle prescrizioni morali  di riferimento, la donna deciderà in entrambi i casi di portare a compimento la gravidanza. Se prevale invece l'istinto di conservazione  è legittimo per una donna provare disgusto e rifiuto  a proseguire la gestazione in quanto oggetto di violenza , vittima della libido o dell'irresponsabilità maschile.
    Nel  secondo caso, invece, quello relativo  all'imprevisto tecnico, bisognerebbe invece attuare una politica di affidamento del  nascitura a una coppia che non può generare figli.     

    Tratto da "Antropologia della morale" di Adam Oldman. 

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    20 febbraio 2008


     MICROMEGA PROMUOVE QUESTO APPELLO: FIRMATE e FATE
    CIRCOLARE!

    Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti.
    ora basta!


    L’offensiva clericale contro le donne - spesso vera e propria crociata
    bigotta - ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile
    appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di
    centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza.

    Con l’oscena proposta di moratoria dell’aborto, che tratta le donne da
    assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri
    anche contro la volontà della madre (malgrado la quasi certezza di
    menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere "cose",
    terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere.
    Lo scorso 24 novembre centomila donne - completamente autorganizzate -
    hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne di
    una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e
    bigotte sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza, mascherate
    dietro l’arroganza ipocrita di "difendere la vita". Perciò non basta più,
    cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che la legge 194 non si
    tocca: essa è già nei fatti messa in discussione. Pretendiamo da voi una
    presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini
    tutti i tentativi - da qualunque pulpito provengano - di mettere a rischio
    l’autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro
    diritto a dire la prima e l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre
    gravidanze.

    Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano
    espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare
    l’obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di
    esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta
    Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba
    aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce
    l’accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di
    contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l’insegnamento
    dell’educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi
    culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme
    e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di una politica capace di
    sradicare la piaga della precarietà del lavoro).



    Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più
    disposte a compromessi.


    PRIME FIRMATARIE:
    Simona Argentieri
    Natalia Aspesi
    Adriana Cavarero
    Isabella Ferrari
    Sabina Guzzanti
    Margherita Hack
    Fiorella Mannoia
    Dacia Maraini
    Alda Merini
    Valeria Parrella
    Lidia Ravera
    Elisabetta Visalberghi

    La petizione LIBERADONNA è stata creata da e scritta da Micro Mega.

    Per sottoscrivere la lettera-appello: www.firmiamo.it/liberadonna


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    17 febbraio 2008


     

    Intervista con Jacques Attali e Agnes Heller
    Amori multipli, simultanei, trasparenti. Fugaci e nomadi. E i Sentimenti?


    Jacques Attali, di solito, è più avvezzo a discutere di globalizzazione, di G8 e di macroeconomia che di questioni amorose. Eppure ha appena dedicato un libro all'argomento, 'Amours' (Fayard). E coniato il termine 'netloving', partendo dalla riflessione che apre la nostra intervista.
    "Se le pratiche amorose evolvono allo stesso ritmo delle altre relazioni che governano la nostra società, dovremo confrontarci con la questione di libertà e trasparenza assolute anche nel campo degli affetti".
    Agnes Heller, filosofo ungherese, ha scritto il libro “Teoria dei sentimenti” pubblicato da Einaudi nel 1980- E' sostenitrice della necessità di una cultura dei sentimenti collegata all’alchimia delle pulsioni particolari in emozioni.

    Vespasiano: Perché parlare di amore oggi?
    Attali : "Credo sia urgente parlare di amore perché nelle società che esitano tra ritorno alla barbarie e alla violenza e slancio altruista, l'interesse per il prossimo, l'amore, è la sola risposta alla solitudine. Ecco: in questo stato di incertezza generale, l'amore diventa la questione cruciale".
    Heller: “L’amore è sempre stata una questione cruciale. L’evoluzione della coscienza egocentrica in coscienza allocentrica passa attraverso la condivisione dei sentimenti d’amore e d’odio.”

    Come definireste l'amore?
    A.: "È il superamento di sé".
    H: “E’ il superamento del Se, cioè del sistema degli istinti, delle pulsioni e della libido che alimentano le paure, i desideri e le speranze e una vita costellata di illusioni.

    La letteratura ci insegna che l'amore può essere distruttivo.
    A: "L'amore non è assolutamente distruttivo: è la chiave della condizione umana. L'amore è una ricerca, corrisponde a una dimensione fondamentale dell'uomo che è cercare il superamento di sé. La natura umana è nomade, vuole scoprire: questa scoperta è appunto il superamento di sé".
    H: “La letteratura ci insegna che Eros e Amore generano la morte dell’ego. Ben venga la distruzione di ciò che impedisce il libero flusso dei sentimenti.

    State descrivendo il desiderio, non l'amore.
    A:"L'amore è la realizzazione del desiderio. Ne è lo scopo. Se il desiderio resta allo stadio di desiderio è un sentimento sterile".
    H: “L’amore è la morte del desiderio. Ne è lo scopo. L’annullamento del desiderio, e quindi della pulsione che lo genera, apre alla dimensione dell’altruismo….dell’amore disinteressato, al vero amore.”

    Entrambi scrivete però che questo desiderio che porta all'amore cela in fondo il bisogno di essere amati.
    A:"In un universo dove le norme sociali di esistenza e di riproduzione scompaiono, assistiamo a una cancellazione progressiva della posizione dell'individuo all'interno della società. 'Prima' eravamo qualcosa: ci definivamo rispetto a una casta, un rango, una gerarchia. Oggi si è semplicemente 'sé', e in quanto 'sé' siamo soli. Il prezzo che dobbiamo pagare per la formidabile opportunità legata alla libertà individuale è la solitudine. E l'amore, in una società di solitudine, può diventare uno specchio nel quale l'uomo riflette la propria immagine cercando innanzitutto nell'altro la prova della propria esistenza. Ma spero che l'amore non si ridurrà a questo".
    H: “in una società in cui l’amore è merce di scambio, in cui si assiste allo scambio reale e simbolico del denaro o del sesso come contropartita alla sicurezza di essere amati, il desiderio dell’anima subisce un ricatto che si perpetua dall’avvento del moderno.
    La società deve cambiare al più presto i paradigmi che impediscono al maschio di essere amato anche se privo di “libido” e alla femmina di essere amata anche senza fare del corpo uno prodotto di mercificazione.

    Considerando l'attuale narcisismo rampante non c'è grande speranza.
    A:"Oggi la principale tendenza è di fare tutto da sé. Una tendenza molto profonda imposta dalla società dei consumi. Prenda l'esempio della musica: ascoltiamo la musica con delle cuffie o degli auricolari e finiamo per ascoltare una playlist che abbiamo fatto noi: è particolarmente rivelatore. Penso da molto tempo che assistiamo a un'evoluzione profonda della nostra società verso un'apologia della masturbazione. Che è conforme alla società contemporanea, alla sua solitudine, all'autonomia, alla libertà assoluta dell'individuo".
    H: Oggi non esiste più una società dei bisogni e nemmeno dei sogni. Uomini e donne sentono di potersi realizzare autonomamente….il senso di libertà e di liberazione dei vincoli familiari e religiosi è aumentato in modo esponenziale, ma allo stesso tempo è aumentata la distanza che ci separa dai sentimenti di amore, partecipazione, condivisione e solidarietà.

    State dicendo che la libertà è un male?
    A:"Sto constatando che siamo entrati nell'era del 'Tutto è precario'".
    H: “Sto constatando che l’individuo vive separato da se stesso e dal mondo reale, in uno spazio di mezzo che lo rende apatico in entrambe le direzioni. I mezzi di comunicazione, la cattiva cultura e i pessimi modelli sociali di riferimento inibiscono un reale “governo dei sentimenti” che non sia un semplice riflesso narcisistico.

    A causa della libertà?
    A: "Il fondamento stesso della libertà individuale è il diritto di cambiare opinione. Non possiamo fare l'apologia della libertà individuale senza garantire il diritto a cambiare idea. C'è un'equivalenza fra tre concetti: reversibilità (il diritto di cambiare idea), precarietà e slealtà. Dunque: se tutto è precario - e un contratto di lavoro lo è, e così ormai anche il contratto d'amore - fare l'apologia della libertà individuale implica fare un'apologia della slealtà. E oggi siamo in una società ontologicamente sleale. La questione ormai è di andare fino in fondo a questa logica di libertà. Il diritto di cambiare opinione non si riduce più a scegliere tra varie cose, ma dire 'le voglio tutte'".
    H: “La libertà di cambiare opinione presuppone che ci sia la capacità di esprimere un giudizio di valore, sia esso estetico, morale, etico o spirituale. Non ci sono più opinioni, ma solo pregiudizi generati dalla ragione finalizzata agli scopi. E oggi siamo in una società dominata dalla ragione calcolatrice per cui ogni opinione, scelta e decisione è governata dall’interesse personale….il conflitto di interessi produce una slealtà di fondo che inibisce la spontaneità dei sentimenti., ma spinge a “voler tutto e di più”, più amore, più piacere, più sesso, più denaro e potere.

    E questo voler tutto è il 'netloving'?
    A.: "È la tappa successiva, che già vediamo prefigurarsi in altri campi, quando parliamo di networking, e che toccherà anche le relazioni amorose. Quando parliamo di networking non ci riferiamo al lavoro: il network significa essere collegati, connessi, sviluppare una rete di relazioni".
    H: Pensiamo agli effetti devastanti prodotti dal cellulare sulla stabilità delle relazioni….la tentazione di tradire corre sull’etere.

    E questo avverrà anche nel campo degli affetti?
    A: "Con l'altro - gli altri - posso avere delle relazioni affettive, ma anche sessuali. Così come non abbiamo un solo amico possiamo avere più di un amante. È evidente che si arriverà a questo. Anche se sarà marginale all'inizio: miliardi di esseri umani sono ancora alla poligamia e al matrimonio forzato. è un fenomeno marginale, come potevano esserlo il divorzio o l'omosessualità alla fine del XIX secolo".
    H: “Conosco donne che gestiscono attraverso internet amanti di ogni genere, e che pretendono da ognuno di essi la fedeltà assoluta. Tuttavia sopraggiunge prima o poi, per tutti, un senso di nausea.
    Donne e uomini giungeranno al punto di privilegiare i sentimenti del cuore all’amplesso.

    Eppure l'amore è un sentimento 'barbaro' di possesso ed esclusività.
    A: "Esiste un legame tra amore ed esclusività, ma è un legame puramente culturale e occidentale: se osserviamo altre culture, l'amore non è assolutamente possessione.
    L'amore non è possedere l'essere amato, ma fare un progetto con lui. In questo senso, se posso costruire questo legame con una persona nulla impedisce di costruirlo con più persone contemporaneamente".
    H: “L’amore non contempla il senso di possesso e la gelosia. Sono più importanti i sentimenti dell’amicizia, della condivisione, del sostegno reciproco…valori antichi che ritorneranno attuali”

    Eppure il modello della coppia eterosessuale monogama sembra imporsi in tutto il mondo.
    A: "La monogamia è molto recente, è apparsa con l'avvento della Chiesa. L'impressione condivisa a livello planetario è il trionfo della coppia eterosessuale monogama perché è il passaggio obbligato per andare verso qualcos'altro. In fondo cos'è la globalizzazione? È fare in modo che persone che non vivono nella stessa epoca vivano nella stessa epoca. Ma è ironico vedere che il modello occidentale di coppia fusionale si sta imponendo dappertutto, mentre in Occidente è già superato".
    H: “La coppia deve avere una vita limitata alla procreazione dei figli. Poi ognuno deve prendere la propria strada e scegliersi l’amico del cuore con cui condividere il tempo, le emozioni e l’esperienza quotidiana.

    Cosa sta cambiando nel modo di amare?
    A: "Le varie dimensioni dell'amore non fanno più un unicum. La sessualità, la riproduzione biologica, la riproduzione sociale, l'affetto e la tenerezza erano le dimensioni dell'amore, che formavano un unicum, ma che oggi stanno esplodendo e andando in direzioni opposte. In passato dominava la riproduzione sociale: l'organizzazione della società si fondava sull'esigenza della riproduzione sociale. La sessualità, la riproduzione biologica, la tenerezza erano subordinate a questa. Poi l'amore e la tenerezza hanno prevalso".
    H: L’amore concepito dalla cultura borghese prevedeva una rigida separazione dei compiti: l’uomo doveva “vivere il mondo”, mentre alla donna spettava il compito di custodire i valori dell’amore coniugale e della tenerezza…oramai questo mondo è finito, e sussiste in forme spurie in determinati settori sociali.

    E oggi?
    A: "Oggi nulla domina: il piacere fisico è svincolato dalla riproduzione biologica, ma neanche l'amore è più essenziale. È come se queste dimensioni diventassero i quattro punti cardinali dell'amore, che si distinguono sempre di più: ci sono persone che sono innamorate senza avere un rapporto fisico e viceversa persone che fanno sesso senza amarsi; c'è una riproduzione sociale che non ha nulla a che vedere con la riproduzione biologica e una riproduzione biologica che sarà sempre più distinta dalla sessualità".
    H: Sentire e quindi amare significa essere coinvolti. Oggi la mente domina sulla dimensione psichica dei sentimenti, per cui sentire significa osservare e valutare che cosa l’altro mi può offrire in cambio dell’amore psichico…..non esiste più l’amor “fou”- considerato un lusso che si concede raramente solo a chi viene considerato un "investimento". L’amore è razionalizzato...è sufficiente premere un bottone. E’ la fine di ogni magia.
    E' questa l'eredità dell'amore borghese, cattolico e mercenario che domina incontrastato nell'inconscio collettivo da cinque secoli. La fiaba di Cenerentola, metafora dell'anima che coltiva i sentimenti -guida (i topolini) e trasforma la "zucca vuota" in una carrozza guidata da sei splendidi cavalli (la conoscenza dei sentimenti corporei), appartiene all'Utopia degli alchimisti. Il principe azzurro esiste ancora...così come il vero amore...ma dobbiamo ridurre in cenere l'ego della nostra anima....Bisogna ripulire la casa, giorno dopo giorno, coltivare il giardino dei sentimenti e cucirsi da soli un vestito fatto di luce, amore e lealtà.


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    4 febbraio 2008


     



    Sliding doors: le interviste possibili di Vespasiano

    Vespasiano: “Papa Luciani…il suo porporato è durato solo trentatré giorni…ci sono verità che avrebbe voluto pronunciare, ma che, per ovvi motivi, non ha potuto dichiarare al mondo?

    P.Luciani: “L’uomo ha molte anime….ognuna di esse si nutre di una propria fede, di uno specifico credo e di un sistema di credenze di origine socio- culturale che non possono essere estirpate come erba cattiva dal campo della conoscenza…

    K. Marx: “Così come i papaveri non possono essere estirpati dai campi di oppio….”

    V. “Lo lasci parlare…non lo interrompa…

    P.L.: “Sul piano sociale, e solo a questo mi riferisco, esistono due anime, quella laica e quella religiosa…entrambe hanno bisogno di parole di verità per nutrire la creatura……il papa ha il compito di parlare all’anima religiosa e solo a quella. Dio ci ha concesso di esercitare un solo ego: quello spirituale. Le parole del papa dovrebbero risvegliare la coscienza di sé in rapporto alla dimensione materiale e sociale dell’esistenza, mentre le parole di un filosofo dovrebbero avvertire dell’esistenza della matrice egocentrica insita nelle parole pronunciate in nome della Fede e in nome della Ragione. Ma l’anima sociale dell’uomo non è la sua vera anima….

    V. : Se ho ben capito, …l’anima religiosa accoglie le parole del papa per emanciparsi dall’attaccamento ai beni materiali , mentre l’anima laica accoglie le parole dei filosofi per sviluppare una maggior coscienza critica in rapporto alla realtà….ma questo invito è destinato a rimanere “lettera inascoltata”. Cosa ne pensa il filosofo che più di ogni altro ha indagato la dimensione sociale dell’esperienza?…

    K.M: “ Se mi permette, Vespasiano, le citerò un mio passo per spiegare il rapporto perverso che esiste dai tempi del Moderno tra Parola e Ragione. La parola, non diversamente da un attrezzo di lavoro, è uno strumento simbolico per estendere il dominio di chi detiene il Logos , il Capitale, sulla natura più intima degli uomini, la loro anima. Per sfruttare la forza motrice dell’acqua è necessaria la ruota a pale; è necessaria una macchina a vapore per sfruttare l’elasticità del vapore. . La storia dell’uomo altro non è che un progressivo ampliamento della strumentazione che si affina dal campo fisico-materiale al campo mentale-spirituale. La parola sfrutta l’inerzia naturale dell’anima di aderire a qualsiasi flusso di pensiero imposto dalla Ragione….

    P.L.: Ho letto in seminario molte opere di Marx….lo facevo di nascosto e provavo una sensazione strana…Mi sentivo tra le braccia di mia madre che mi avvertiva di stare attento, a non prendere freddo, ad avere cura di me, di ascoltare le parole degli insegnanti , ma di non dimenticare mai di usare il mio cervello…. Con gli anni ho compreso che la Ragione, anche quella di certi pensatori indicati come Maestri, era pericolosa….fuorviante….regressiva.. La ragione ci preserva dalla follia dei comportamenti istintivi, animali e belligeranti, ma nello tempo è un mostro che si trasforma in Ideologia, Settarismo, Scuola di pensiero, Dogma….la Morale è altra cosa. La vera morale non è quella del Padre che ci invita ad osservare le regole imposte dalla propria Ragione (o religione) di riferimento, ma è la morale della madre di famiglia che si prende cura di tutti i figli, anche quelli degli altri. A volte mi fermavo ore e ore a contemplare nella Cappella Sistina il Cristo del Giudizio di Michelangelo…anche Lui, il Cristo, agisce e giudica affidandosi alla Morale (la virtù della Prudenza) trasmessa da Maria, madre biologica di ogni anima.



    Vespasiano: “Fa un certo che ascoltare un papa dire queste cose….adesso inizio a comprendere il senso di alcune sue affermazioni…Dio è Padre e Madre…e cosa ne pensate della volontà di Papa Benedetto XVI di rilanciare il dialogo tra Fede e Ragione?

    K.M: “Non ci potrà essere mai un dialogo se non si comprende che entrambe si fondano sulla sacralità assoluta della propria parola , sull’uso della parola come strumento di dominio esercitato dalla mano lunga di Dio, la Ragione asservita agli scopi della Libido.
    Come disse Hegel prima di me, nell’Enciclopedia, “la Ragione è tanto astuta quanto potente. L’astuzia consiste in generale nell’attività mediatrice che, facendo in modo che gli oggetti operino uno sull’altro in conformità alla loro natura e facendoli logorare dal lavorio dell’uno sull’altro, senza immischiarsi direttamente in questo processo, tuttavia non fa che portare a compimento il proprio fine.” E qual è il fine di Papa Benedetto? Legittimare con parole di coscienza l’identificazione della fede cattolica con la vera Ragione, affinché il cattolicesimo diventi l’unica fede autorizzata a spiegare i misteri della croce, della trasfigurazione, della redenzione e della resurrezione della carne nel giorno del Giudizio….concetti che la cultura laica degli alchimisti del Rinascimento aveva già chiarito e annunciati come facenti parte integrante del psicosoma umano.

    P.L.: “ Il Vaticano ha sempre avuto terrore di un possibile avvento del papa nero, del papa alchimista, poiché è una variabile immortale che appare ciclicamente ogni 70 generazioni del logos, settanta volte sette e cioè ogni 499 anni, previo un periodo di 33 anni necessari alla nascita di una nuova conoscenza intuitiva della verità alchemiche....quando sono salito al soglio di San Pietro i gesuiti avevano compreso che incarnavo "Cristoforo", il portatore del nuovo Cristo, ….lo avevo sulle mie spalle…se ne accorsero e tramarono la mia caduta….pensarono di dichiararmi incapace di intendere e di volere attraverso un certificato medico che attestava la mia epilessia….ma la Volontà divina (il Sé) volle che il mio cuore si spegnesse, dopo 33 giorni di espiazione del peccato di essere diventato Papa, il più grande ego spirituale del mondo.

    K.M: “Il mio pensiero è stato assimilato per motivi di potere che ben conoscete a una ideologia, ma mi sento più affine a Michelangelo di quanto potete mai pensare, è lui l’ispiratore delle mie opere….Il Cristo del Giudizio esprime una tale forza morale risolutiva che non può non essere
    schierato dalla parte degli oppressi, degli operai e di coloro che si fanno strumento corporeo della parola di Dio, testimoni o vittime di un potere che da sempre nega all’anima il diritto di esprimere le proprie ragioni….perché in fondo all’anima siamo tutti uguali….e per questo sentire comune che ci possiamo definire “comunisti”…..oppure “cristiani”.

    V: “Qualche decennio addietro divenne di moda definirsi cattocomunisti…. Adesso lei rilancia uno slogan che potrebbe andare bene in sudamerica: i cristocomunisti…ma non è anche questa una nuova forma ideologica ?

    P.L.:“Il "papa nero" è già salto nel trono spirituale del Tempo nel 2003. Non parlerà mai alle masse, non comparirà mai nei giornali, non avrà un vero nome, anche se sappiamo già che alcuni lo eleggeranno nel proprio cuore con il nome di Innocenzo XI, il papa dell’etere …..perché sarà ovunque , nelle parole della gente comune, nei seggi referendari, nelle associazioni culturali, nei blog della rete, nelle storie del cinema, nelle opere degli artisti…. Michelangelo iniziò il Cristo del Giudizio nel 1537,…. 499 anni dopo, nel 2036, Papa Innocenzo scioglierà il Concilio dei Vescovi e chiederà al mondo di votare per la costituzione di una nuova religione….

    V. “E come si chiamerà, questa nuova forza spirituale?

    Marx e Papa Giovanni Paolo I si guardano negli occhi…
    “La religione del Sé è antica quanto l’uomo….niente di nuovo sotto il sole, tutto nuovo dentro il sole."

    V: "con queste ultime e sibilline parole, vi auguro Buona Domenica..., grazie e a risentirci su questa rete...alle ore 25.




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    2 febbraio 2008


     

     

    Sliding doors

    Le interviste possibili di Vespasiano

     

    Vespasiano: “Questa sera abbiamo in studio due illustri personaggi. Alla mia sinistra Paolo di Tarso e alla mia destra Sigmund Freud. Buonasera….

    Per questioni squisitamente anagrafiche iniziamo da Paolo di Tarso. Che effetto le fa essere considerato l’ideologo della Chiesa cattolica? “

    Paolo: “Magari fosse vero…ma, come spesso accade, le parole sono come semi trasportati dal vento …si depositano nei giardini di chi soffia più forte….e vi fanno crescere alberi, arbusti e rovi che soffocano l’albero di Cristo.

    V: “Si spieghi meglio….”

    P: “ Sono partito da una considerazione logica: il Messia è stato ucciso da tutti. Sia i cristiani con Giuda e gli Apostoli che non hanno fatto nulla; sia gli ebrei che non hanno voluto sottomettersi alla legge delle fede di Abramo, ma che pretendevano di sapere come doveva essere il Messia….Vi ricordate? ‘Non è Lui che vogliamo e allora : crucifige!; sia i romani, i pagani, che lo hanno fisicamente ucciso….

    V: “Tutti colpevoli….

    P: “Tutti e tre! Vi invito a ripensare al senso di ciò che ho scritto alla Fratellanza dispersa in Grecia. In tutte le Lettere li esorto a diventare una cosa sola in Cristo, a trasfigurare nel soma di Cristo…

    V: “Scusi se la interrompo….spieghiamo il senso di questa affermazione…”

    P: “Il soma è uno stato elevato di coscienza a cui tutti possiamo giungere….non certo dagli ebrei o dai cattolici, convinti entrambi di possedere la verità, assorbiti da sempre nelle abberrazioni equivoche e immorali della mente egocentrica, ciò che ho chiamato pnèuma e che voi contemporanei, eredi della lezione del dottor Freud definite Libido”.”

    V: “A questo proposito chiedo a Sigmund Freud di ribattere….è vero che “pneuma e libido” sono la stessa cosa? Se fosse così dovremmo mettere in dubbio l’originalità delle sue scoperte…”

    F: Premesso che la contemporaneità, per quanto posso osservare dalla mia posizione, ha rimosso completamente il pilastro teorico che sostiene l’impalcatura dell’Essere, per cui l’edificio psicoanalitico è precipitato prima ancora di iniziare a funzionare come modello di comprensione accessibile a tutti, credenti o non credenti, vi devo rivelare che sono stato influenzato dalle parole di Paolo. La natura umana procede a configurarsi in coscienza attraverso la consapevolezza degli istinti, ovvero di ciò che Paolo chiama Sarx, la carne….

    V. “Ammette dunque che esiste una identità di vedute….tra voi due….”

    P: “La natura umana è sempre la stessa da millenni….è relativamente recente, secondo parametri evolutivi che iniziano ad entrare i funzione nel cervello diecimila anni fa, la comprensione di una possibile redenzione e resurrezione della carne dai vincoli biologici imposti dalla natura animale dell’anima…non sto qui a parlarvi di anima animale e razionale…credo sia intuitivo….Vi piace più dillettarvi in disquisizioni filosofiche, piuttosto che affrontare la realtà corporea della verità….”

    V: “E quale sarebbe questa “verità” che, a quanto mi pare di capire, stabilisce tra voi una simpatia insospettabile…

    F.: “La natura umana è fatta di istinti …di carne…di sangue ....ciò che Paolo ha definito corpo sarchico..E’ iniziato ieri il processo per la strage di Erba… che cosa dobbiamo pensare dell’uomo? Si è verificato in scala ridotta una tragedia che si consuma da millenni quando il sangue reclama la pacificazione sarchica delle pulsioni….oppure pensate al film “Apocalipse Now” di Coppola, ….soldati che trasgrediscono i codici d’onore della guerra e si inebriano con il sangue degli innocenti….non è forse la consapevolezza di godere attraverso l’anima animale il privilegio di determinare vita o morte, eros o thanatos, che spinge Erode, emblema della libido sarchica”, a sterminare i neonati. Tra loro sta crescendo Colui che stabilirà una diversa normativa biologica, culturale e spirituale…”

    P. “Già….Freud ha ragione....Erode non è diverso dall’uomo contemporaneo…pur di mantenere il dominio sulla materia , la sua mente inferiore escogita qualsiasi furbizia ed efferatezza.... L’albero di Cristo ha origine in Adamo e non in Abramo…una volta ho detto che siamo innestati nell’olivo di Abramo, nellì’Antico Testamento, ma ho anche ribadito che Abramo è innestato nell’albero di Cristo che ha origine dal “fallo” di Adamo! Dalla sua Libido, dalla sua Carne…

    V: Venti secoli di civilizzazione dei costumi vi separa….

    F: “ Una volta ho scritto che la natura umana è come una palude che deve essere bonificata…All'Es deve subentrare la coscienza dell'Io. E' un'opera di civiltà, dobbiamo prosciugare lo Zuiderzee per poterci immergere nella Psichè, ciò che Paolo chiama corpo psichico…

    V. “Ma c’è qualcuno che in questo lungo intervallo di tempo ha avuto la vostra stessa comprensione?”

    Freud e Paolo si guardano un istante negli occhi….non hanno bisogno di parlare….nella loro mente appare una serie di immagini straordinarie, più eloquenti di qualsiasi teologia o psicoanalisi……”La leggenda della Vera  Croce” dipinta da Piero della Francesco nel duomo di Arezzo……



    Vespasiano: Ringraziamo i nostri ospiti…Sliding Doors sarà ancora tra voi domani, alle 25.00. Buona notte.


    29 ottobre 2007


     

    L'Utopia Rinascimentale

    concerto campestre

    Tiziano, Concerto campestre, 1509

    L'arte ha sempre avuto rapporti con il potere. Ariosto dedicava l'Orlando furioso agli estensi, Dante rendeva omaggio a Cangrande, Michelangelo dipingeva per il papa. Raffaello ne affrescava le camere da letto. Che il committente nella nostra epoca sia un committente plurale e che i poteri non siano più netti e definiti, non toglie che l'arte abbia e possa avere ancora il potere di mettere in discussione i poteri che la finanziano e che, in qualche modo, ne permettono la produzione.

    Il discorso su questa "fragilità" dell'arte è molto antico, non nasce oggi. Nella "città opulenta" descritta da Platone "occorre mobilitare l'arte della pittura e della decorazione e procurarsi oro, avorio e ogni genere di merce preziosa" come puro ornamento del capitale, fronzolo, estetizzazione e così via.
    Il rischio di essere considerata unicamente oggetto di ornamento o di investimento finanziario è insito nella sua intrinseca fragilità quando rinuncia a mettere in discussione la realtà, a mettere in discussione i pensieri che dominano e governano questa realtà e diventa un'arte che ci conferma in ciò che già sappiamo e siamo.

    Cicerone scrive di aver acquistato statue per centomila sesterzi, mentre oggi un Van Gogh vale una somma inferiore all'ingaggio di Ronaldhino. Molte delle cose che oggi sono considerate sui mercati ad "altissimo livello", che sono vendute a milioni di dollari, "cadranno" e si sgretoleranno, non rimarrà niente di esse. Quello che resterà (se resterà) sarà ciò che esprime quegli interrogativi di cui non possiamo fare a meno, perché sono interrogativi che ci ricollocano rispetto al mondo.

    Il problema di fondo, quello che impedisce all'artista di emergere dalla 'massa' e al fruitore di godere pienamente dell'arte, è che non sappiamo più quali siano gli interrogativi esistenziali a cui dare risposta. Se l'uomo moderno era "senza qualità" e proprio per questo devastato dal dubbio e dalla crisi della ragione, l'uomo contemporaneo è "privo di fondamenta", completamente appiattito sulle tematiche estetiche, filosofiche e culturali generate dalla "coscienza e dall'economia di gruppo".

    Fino a che l'arte è considerata unicamente un "ornamento o un business" (piuttosto marginale rispetto ad altre forme di investimento), non c'è nessuna speranza di cambiamento. Occorre ritornare a insegnare l'arte come strumento di "edificazione" di una identità spirituale, culturale e politica che abbia come come presupposto il "godimento estetico" della vita (la Venere con il flauto in mano) e, nello stesso tempo, in grado di "dissetare" l'anima con contenuti di verità, coscienza e giustizia (la Venere con la brocca vicino alla fonte).

    L'Utopia degli alchimisti di educare gli "insegnanti" (i pastori di pecore) attraverso l'arte, non è ancora stata cancellata completamente. Tiziano la rappresenta con straordinaria intensità estetica e simbolica, a rimarcare il duplice ruolo dell'arte di eccitare l'anima attraverso l'eros e di istruire la mente con l'uso sapiente dei simboli.

    L'arte del Rinascimento ripropone un concetto caro all'Alchimia orientale: la trasformazione "spirituale" della società passa attraverso una sintesi creativa di "Yoga e Bhoga", di disciplina e godimento. L'Utopia alchemica chiede agli artisti di diventare filosofi dello spirito, maestri di vita, insegnanti di virtù, poeti dell'anima, modelli di trasformazione della pulsione psichica e della libido; chi meglio di un artista realizza l'alchimia tra il mondo interno e il mondo esterno?

    Chi più di un artista può trasmettere la sua passione per la poesia, l'arte, la filosofia, la cultura e la politica, senza annoiare chi lo sta a guardare? Tiziano ha insegnato a decine di allievi la sua incomparabile arte di tradurre la filosofia alchemica in immagini cariche di sensualità, di dettagli psicologici e spirituali.

    Allo stesso modo la "pedagogia dell'arte" dovrebbe entrare nelle scuole al posto della religione, come modello laico di coscienza civile, etica e spirituale, al punto da indurre l'individuo ad appendere l'opera di un artista alchemico al posto del crocifisso.

    Ma questa è una Utopia dstinata a perdurare ancora per molto. In un mondo in cui il "carisma" spirituale, economico, politico e intellettuale disciplina le cose da leggere, da studiare, da acquistare e da consumare, non c'è spazio per le "fantasie alchemiche."
    Forse per questo Tiziano ambienta il suo dipinto fuori città, in aperta campagna, quasi a ribadire il carattere disteso, fraterno, conviviale e intimista dell'educazione all'arte..... di godersi la vita in un mondo dove le cose cambiano anche senza di noi, i nostri sogni e la nostra rabbia.


    Tiziano, Concerto campestre, 1509

    Rivista Museohermetico n.3


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    19 ottobre 2007


    grandetorre

    Pieter Brueghel, La Grande Torre, 1563

    Da quando Socrate ha inventato il concetto, l'Occidente ha perso le immagini. E la perdita non fu da poco. Se nelle incisioni rupestri l'uomo primitivo visualizza forme eterogenee di cavalli per distinguere questo o quel cavallo, bianco o nero, veloce o lento, snello o pesante, come ce lo offre l'immagine senza ombra di dubbio, palese e vero in tutte le sue connotazioni particolari, il concetto opera invece una selezione per ricercare l'unità nel molteplice e permettere alla razionalità di potersi riferire a tutti i cavalli sulla terra.
    Il concetto è un processo di astrazione che sintetizza "un segno che sta per molti".

    Siamo giunti al termine della notte, al termine di questo viaggio di astrazione e siamo stanchi di continuare a dividere la natura in ordini sempre più eterogenei e sofisticati. Il concetto non mette insieme, ma divide. Il mio concetto di realtà, di verità e di assoluto è diverso dal tuo. Gli intellettuali, gli storici, i critici dell'arte, i filosofi e persino i mistici definiscono i fenomeni del divenire con concetti diversi. Viviamo in una Babele invisibile in cui crediamo di parlare delle stesse cose, invece le nostre certezze sono edifici costruiti con materiali diversi e tra loro disomogenei. Basti pensare ai molteplici significati che possiamo dare ai sentimenti di amore, fiducia, giustizia e fede.

    Anche il linguaggio degli scienziati, per quanto preciso nel definire i fenomeni attraverso formule matematiche in grado di postulare l'esistenza di Leggi e Teorie Universali, non può andare oltre un certo limite. Brueghel dipinge la "Grande Torre" con il precise intento di evidenziare i limiti del pensiero concettuale "monocerebrale". La parte sinistra della torre, metafora del pensiero scientifico, si erge in verticale con sicurezza, poggiando su solide basi razionali, ma non può andare oltre il "settimo livello". La parte destra della torre, metafora del pensiero concettuale artistico e religioso, implode e "rovina" su su stesso, incapace di organizzarsi con forza logica e coerenza di linguaggio. Il pensiero monocerebrale non ha fondamenta nel centro del corpo, nel baricentro mentale costituito da esperienza (solfo), percezione (mercurio) e memoria (sale), ma è solo un "rivestimento esterno" destinato a crollare sotto il suo stesso peso teorico, congetturale e concettuale.

    Al centro della Torre si erge invece un edificio minore, in grado di salire fino al decimo livello. Le nuvole nascondono il penultimo livello, la "Sophia", perché la conoscenza è un fatto individuale che sorge dal corpo, si espande nell'anima, si sviluppa nella mente e si struttura con la coscienza, e quindi è un privilegio della vita interiore di ognuno. Nessuno ci può dire che cosa è giusto o sbagliato, che cosa è morale e che cosa è immorale. La Torre di Brueghel è costruita nella terra di Re Nembrot, sulla terra in cui il pensiero monocerebrale genera superbia, protervia, avidità, egocentrismo e volontà di sfruttamento. Il pensiero monocerebrale maschile (sinistro) e femminile (destro) non sono diversi nella sostanza: entrambi evocano il "male", inteso come riduzione delle risorse evolutive dei sentimenti umani ai minimi termini e sfruttamento delle potenzialità umane a fini utilitaristici e di mera prevaricazione dell'uomo sulla natura.

    Invece, se guardiamo attentamente le immagini, possiamo sentire che parlano una lingua omogenea, stratificata in simboli, ma coerente con lo sviluppo dell'anima che è identico in tutti gli esseri. L'artista deve scoprire nelle proprie immagini e in quelle degli altri l'esistenza di questo linguaggio. L'immagine infatti si concede alla fluttuazione dei significati e al loro slittamente in sensi concettualmente diversi, ma per immagini adiacenti, per cui il cavallo comunica il senso dell'istinto, ma anche quello della conoscenza intuitiva che "supera" gli ostacoli concettuali creati dalle tesi di studiosi privi di qualsiasi cultura dell'essere (mito) e quindi dell'immagine (simbolo).

    piccolatorrePieter Brueghel, La piccola Torre.

    Nello stesso anno (1563) Brueghel dipinge la "Piccola Torre" in cui sono evidenti le numerose aperture che illuminano l'interno, metafora di una specifica conoscenza della luce riflessa dalle immagini. La Torre si avvista su stessa, crescendo in bellezza, armonia e perfezione, fino alla sommità, senza discontinuità, cedimenti o implosioni.  La "piccola Torre" rimanda a una cultura dell'immagine che è il fondamento della vera conoscenza. L'uso simultaneo di immagine e parola, intesa come esplorazione del simbolo, connette tra loro le facoltà creative dei due emisferi cerebrali e determinano una diversa visione della realtà in cui è possibile la conciliazione pacifica degli opposti.


    14 settembre 2007


     

    Il girello di Bosch

    bambino che gioca
    Bosh: Bambino che gioca


    Il dipinto di Bosch sintetizza in allegoria le scoperte dei fisici contemporanei sull'impossibilità di definire sistemi assoluti di interpretazione della materia.  L'evoluzione della Fisica moderna, sulla base del pensiero di Einstein, Heisenberg e Goedel, ha dimostrato come sia impossibile raggiungere la realtà ultima del mondo fisico, ma ci si debba accontentare di costruirne un modello razionale, un articio concettuale 

    La mente essenzialmente ludica dell'uomo (il Bambino), si "aggrappa" al manubrio del "girello" (l'asse che individua il filo dell'orizzonte, metafora dell'espansione massina della percezione) collegato a un "giocattolo razionale" costruito su tre assi verticali che poggiano su una base mobile dotata di tre "rotelline" 

    La mente umana avanza e progredisce in conoscenza  avvalendosi del pensiero logico, razionale e scientifico, ma non può fare a meno di affidarsi alla "percezione sensoriale" per avvertire il "fluire" del "vento" (la girella che il bambino tiene con la mano destra), metafora della cultura, della politica, dei sentimenti collettivi e dell'opinione pubblica che sono i veri protagonisti del cambiamento.
    Ciò significa che l'individuo evolve nel "gioco della conoscenza"  se integra le facoltà creative indotte dalla percezione sensoriale, intuitiva e  simbolica delal realtà,  alle facoltà intuitive che emergono dal pensiero logico, razionale e scientifico.


    Per gli alchimisti  la "coniuncto oppositionis"  tra le funzioni cerebrali genera la  "Trinità divina" rappresentate da Armonia (sintesi di bellezza, proporzione e perfezione), Amore (sintesi di piacere, castità e pulcretudine), e Giustizia (sintesi di percezione, esperienza e conoscenza).
    La coscienza occidentale ha scartato (rimosso) il modello razionale di intrepretazione della "realtà cerebrale" immaginato nel rinascimento; la Trinità degli alchimisti è un fenomeno che emerge all'interno dell'"uomo ludens" che si "sostiene" al  "girello di Bosch", veicolo del pensiero razionale (il padre), della conoscenza/esperienza (il figlio) e della percezione intuitiva (lo spirito santo) in grado di condurre la "mente" sulla soglia della Giustizia "divina", intesa come Discriminazione  Assoluta, "senza se" e "senza ma".


    L'opinione (la percezione) pubblica è cieca ed è guidata, influenzata e suggestionata da chi ha "visibilità nell'etere". E' sempre stato così. Spegnamo la televisione, boicottiamo certi libri, facciamo lo sciopero contro il rincaro della pasta, mandiamo a casa i politici disonesti....diamo visibilità a chi la merita (Beppe Grillo, Sabina Guzzanti...), votiamo chi...prendiamo coscienza di...discriminiamo tra...diventiamo consapevoli che "abbiamo poco tempo e sempre meno risorse". La Morte è un potente afrodisiaco...


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    permalink | inviato da MuseoHermetico il 14/9/2007 alle 9:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


    8 settembre 2007


     

    “Chi sa di essere profondo, si sforza di esser chiaro. Chi vuole apparire profondo alla folla, si sforza di esser oscuro. Infatti la folla ritiene profondo tutto quel di cui non riesce a vedere il fondo: è tanto timorosa e scende tanto mal volentieri nell'acqua!”
    -Friedrich W. Nietzsche da “La gaia scienza”1882-




    Il senso estetico di Narciso, biondo, bello e di gentile aspetto, rappresentava per gli artisti rinascimentali un semplice stadio di transizione della percezione intuitiva, propedeutico alla manifestazione di quel "senso del valore dell'immagine" che i greci definivano "senso tragico". L'immagine riflessa dalle cose, animate o inanimate, non è solo bella o brutta, ma contiene al suo interno "modulazioni di luce" che ci descrivono lo stato d'animo di un volto, la durezza o la morbidezza di una superficie, l'intensità o la superficialità di una emozione trattenuta nello sguardo. Narciso è l'emblema dell'artista colpevole di trascurare la " bellezza psichica e tragica" che "riecheggia" dall'immagine, come un rumore di fondo, invisibile ma sempre presente in ogni bit di frequenza elettromagnetica generata dalla luce.

    Il mito narra che Narciso fece dispregio delle attenzioni di Eco, la ninfa figlia dell'aria e della terra condannata da Giunone a ripetere sempre le ultime sillabe dei discorsi che udiva. Eco era innamorata di Narciso (probabilmente perché parlava poco, ma apprezzava l'estetica) e lo seguiva di nascosto senza mai farsi vedere. Narciso evidentemente percepiva la sua presenza sottile (metafora di una istintiva percezione psichica della realtà), ma la "spregiò" sempre costringendo Eco a celare i vani sospiri ed a struggersi d'affanno nelle più riposte parti dei boschi (l'iperconscio). Così di "quella vaga, che amor consunse, come sol vapore" (Dante, Paradiso), non rimase altro che la voce, perché fu trasformata in durissimo scoglio. Tuttavia Narciso fu condannato a pagare il "fio" della sua indifferenza, poiché Amore (Cupido) prese a vendicare la sventurata Eco, figlia invisibile della bellezza psichica che riecheggia nei simboli, nelle metafore e delle allegorie. "Cupido menò l'insensibile giovinetto sul margine di una fonte, e lasciatolo ivi a specchiarsi nelle onde (le frequenze di luce riflesse dalla belle immagini) , lo accese di sì folle amore di medesimo, che diventò passione sfrenata, e gli logorò la vita al punto di cadere estinto in quello stesso luogo".

    Caravaggio rilegge il mito alla luce della propria esperienza. Probabilmente la frequentazione dei circoli romani e il confronto con eruditi di ogni disciplina, doveva avergli suggerito (l'eco) una diversa interpretazione della vicenda. (Non mi è possibile, qui, evidenziare la costruzione geometrica utilizzata dall'artista per costruire un secondo livello di lettura dell'immagine, impostata poi sulle frequenze medie del verde - le frequenze dell'amore di).

    Il folle amore di, per la propria arte, ha il pregio di espandere le facoltà creative dell'emisfero destro (l'occhio sinistro di Narciso guarda vero il riflesso) in cui è possibile rintracciare una progressiva sperimentazione del senso estetico, tragico, intuitivo, trascendente che sfocia infine nel senso del tempo (storia) e dello spazio più vasto (cultura, società, ambiente, politica, ricerca, ecc). L'arte sviluppa i talenti corporei, le abilità della mente e le qualità dell'anima al punto da far credere all'artista (e all'individuo in genere) di poter esercitare la propria arte con naturalezza, semplicemente perseguendo il proprio senso estetico, l'intuizione del momento, la pulsione creativa dell'istante. Tutte le opere di Caravaggio sono costruite dall'intersezione o coincidenza di due triangoli contrapposti, oppure di linee orizzontali che determinano un orientamente preciso dell'interpretazione da seguire. Questo fa parte del bagaglio di conoscenze esoteriche che ogni artista dovrebbe possedere per "penetrare" in un secondo (equilibrio) , terzo (intensità) , quarto (profondità) e quinto (astrazione) livello di lettura/costruzione dell'immagine.

    Per gli artisti dell'alchimia rinascimentale Narciso è il modello di ascensione alla conoscenza del senso tragico della vita. Espandendo le facoltà creative della percezione intuitiva l'artista non ignora più la presenza della Matrice psichica collettiva (subconscio, inconscio e iperconscio) e si appresta ad ascoltare l'Eco del mondo, metafora di una specifica capacità di assimilare il riverbero "acustico" proveniente dalle immagini. La capacità di sondare l'essenza psicologica di un soggetto attraverso il ritratto è solo una delle specifiche abilità della mente di sintetizzare la percezione intuitiva in segno, colore, espressione. L'intensità e la profondità dell'immagine si realizza andando oltre il senso estetico e l'innamoramento di ciò che si fa in quanto autocompiacimento delle proprie abilità manuali. Tuttavia per andare "oltre" occore cadere "dentro" le onde, il lago, la fonte, l'acqua, ovvero dentro la semplice riflessione sull'impressione, la sensazione, la purezza e la chiarezza trasmessa dall'immagine.

    A un certo punto dell'opera Narciso non esiste più, sparisce, perché al processo di espansione del senso di nel tempo (la vita), nello spazio (l'ambiente) e nell'energia (la triplice metamorfosi dell'anima), deve contrapporsi un graduale lavoro "virtuale" di "obliterazione" dell'ego. Si diventa capaci di intensità, profondità e astrazione quanto più si annulla la pretesa dell'ego di anticipare razionalmente, con l'analisi e la sintesi, i contenuti stilistici, culturali o di denuncia sociale da "introdurre" nell'opera. Anche i registi di cinema si tengono lontani da questa tentazione che alla fine tedia fino alla morte il fruitore dell'arte, rendendo vana ogni forma di pathos e di eros, di coinvolgimento e di specchiamento, di suggestione e di riconoscimento.

    "Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso; e si usano le opere d'arte per guardare la propria anima."
    -G.Bernard Shaw

    L'Insostenibile Leggerezza dell'Apparenza (Maria Cecila Camozzi)

    Di fronte allo specchio si cerca se stessi, nella conferma di qualcosa che si percepisce emotivamente, ma che a volte sfugge. L’immagine riflessa quindi riempie uno spazio, definito il più delle volte da una cornice dorata, in cui l’Ego trionfa, si realizza o si nega.
    Senza una luce rimane l’assenza, ciò che non può apparire. E, come scrive Umberto Galimberti: “l’assenza è il luogo dell’immagine, come il silenzio è il luogo della parola”.


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    permalink | inviato da MuseoHermetico il 8/9/2007 alle 13:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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    blog e musica




    MUSEOHERMETICO Q1


    SOMMARIO  Q1

    Brueghel:
    i Quattro Atti della
    percezione critica

    Caravaggio:
    I Quattro volti della Ragione

    S. Tommaso:
    dalla curiosità razionale
    alla comprensione critica

    Apocalipse Now e Caravaggio:
    l'Opera al Nero

    Raffaello:
    lo sguardo della comprensione

    Emblemi della conoscenza:
    Il Magnificat
    Lo Sposalizio della Vergine
    Medusa
    Le storie delal Passione
    Davide e Golia



    MUSEOHERMETICO Q2


    SOMMARIO Q2

    Caravaggio:
    Bacco e il canestro di frutta

    Caravaggio e Michelangelo:
    il sapere del corpo


    La Genesi del Male:
    dalla percezione sensoriale
    alla conoscenza simbolica

    Samsara e l'istruzione
    alchemica: l'Opera al Rosso

    Il Giudizio Universale:
    prudenza di giudizio e
    discriminazione spirituale

    Emblemi:
    Venere e Marte
    La morte della Vergine
    La Calunnia
    Lezione di anatomia
    Vocazione di San Matteo

    MUSEOHERMETICO Q3

    SOMMARIO Q3

    Caravaggio:
    la conversione di Saulo

    Raffaello:
    San Giorgio e il drago

    Caravaggio:
    la crocifisssione di Pietro

    Leonardo:
    lo sguardo di Sant'Anna

    Holy Smoke:
    istinto di conoscenza

    Mantegna :
    il Cristo Redentore

    Emblemi:
    Pallade e il Centauro
    La grande Torre
    La Vergine delle rocce
    Leda e il cigno
    La Primavera
    La fucina di Vulcano

    CERCA